Per colpa anche di parecchia disinformazione che gira per il web, ricevo spesso una domanda da parte degli utenti “Si può vivere di scommesse?” o, nella sua variante “Le scommesse possono essere considerate un lavoro?“; reputo fortemente errato questo tipo di approccio.

Se si inizia a pensare alle scommesse con un lavoro si commette un errore grave perché, anche se è possibile fare bene con una giusta preparazione, rimangono un gioco d’azzardo.

Il lavoro è una cosa seria, deve essere in grado di portare un reddito costante, deve portare una pensione e a fine mese, a prescindere da tutto, deve arrivare uno stipendio.

Con le scommesse sportive questi principi non ci sono: non c’è garanzia del risultato, le entrate possono essere discontinue, possono esserci delle uscite, non si matura la pensione e non c’è nessuna garanzia di risultati.

In tanti anni che mi occupo di scommesse e che ho molte soddisfazioni da esse ho aiutato moltissime persone a vincere e sto continuando a farlo, ma il principio di base è sempre quello di pensare in primo luogo a divertirsi.

Quando si perde il relax, quando si perde il sorriso, allora sono guai; si crea l’effetto contrario: più ci si accanisce a voler subito guadagnare soldi, più si perde.

I risultati migliori invece arrivano quando la passione per il gioco rientra in giusti parametri quali quello della moderazione, dell’intelligenza e, come dico sempre io, del sorriso.

Questa è la chiave per fare bene con le scommesse sportive; quindi molto meglio considerarle come una passione, un piacevole hobby e se poi, come molti che mi seguono, si riesce anche ad avere un piccolo ritorno mensile è qualcosa in più, ma non deve essere un obbligo, bensì un piacere.

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Giulio Giorgetti

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